Lavinia ci ricordava le cose antiche, quelle che durano. Quando l’abbiamo finita e l’abbiamo vista contro il muro, lunga, bassa, con quelle due gambe larghe come colonne, abbiamo pensato subito a un nome romano, nobile.
È tutta di castagno, un unico piano lungo e spesso. Non è lamellare sottile, se ci passi la mano senti proprio il disegno del legno che va e viene, chiaro, ambrato, a volte più scuro. È miele caldo, quando ci batte il sole del pomeriggio sembra oro.
Sotto ha due spalle piene, non gambette. Appoggiano a terra con un piccolo zoccolo, come i mobili di una volta. È fatta per stare lì cento anni. La sposti e senti che pesa, perché è legno vero.
L’abbiamo voluta essenziale. Niente cassetti, niente intagli. Il lusso di Lavinia è proprio questo, non ha bisogno di farsi notare. La metti in un ingresso con le pareti chiare, o in fondo a un letto grande, o in una casa al mare con il pavimento di pietra come in foto, e da sola arreda tutto. Ci appoggi un cuscino di lino, un vaso di terracotta, e basta. Non serve altro.
L’abbiamo terminata a mano con un olio opaco, che non lucida, che la lascia vellutata. Così con il tempo diventa ancora più bella, più scura dove la tocchi sempre.
È una panca, è una consolle, è quello che vuoi tu.
L’abbiamo realizzata noi, qui nella nostra falegnameria.





